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Un uomo al Castello

Intervista con Karel Hvížd'ala.
Fogli di diario e appunti

Versione cartacea

A cura di: Ines Zlatohlavkova (traduzione dal ceco)
Editore: SANTI QUARANTA
Pagine: 376
Genere: Testimoni
Altri generi: Politica
ISBN: 9788886496827
Tipologia: Libro
Formato: 14,5x22
Anno di edizione:
Note: brossurato con alette
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A cura di: Ines Zlatohlavkova (traduzione dal ceco)
Editore: SANTI QUARANTA
Pagine: 376
Genere: Testimoni
Altri generi: Politica
ISBN: 9788886496827
Tipologia: Libro
Formato: 14,5x22
Anno di edizione: 2007
Note: brossurato con alette
Un uomo al Castello di Václav Havel si articola strutturalmente in tre generi diversi: un libro-intervista con Karel Hvížd’ala che rende conto dei motivi profondi che caratterizzarono la celebre Rivoluzione di Velluto del 1989, con interessanti riflessioni sul potere, il mercato, la globalizzazione, il ruolo dei partiti e delle istituzioni, nonché pagine suggestive sulla vita privata di Havel. Egli accompagna le domande e le risposte dell’intervista con fogli del suo diario personale scritto durante il lungo soggiorno a Washington nel 2005, diario che è attraversato da una capacità introspettiva vicina all’autoanalisi che non nasconde le fragilità dell’Autore, e da un sottile e delizioso humour. Il famoso scrittore-presidente inserisce tra queste pagine anche gli appunti di lavoro rivolti ai collaboratori; emergono dal volume giudizi schietti sui politici al vertice della Repubblica ceca, ma anche sui Bush e i Clinton, Gorbaciov e Putin, Kohl, Blair, e altri; di Giovanni Paolo II parla con ammirazione.
Si tratta di un’opera straordinaria e originale, sia dal punto di vista politico che letterario e umano, caratterizzata dallo strumento del collage. Scrive a questo proposito Havel: “Qualcuno forse si meraviglierà perché in questo libro salto da un periodo all’altro. È esattamente lo stesso motivo per cui lo fa il drammaturgo e ancor più il romanziere: tutte le cose sono in relazione fra loro; qualsiasi cosa di un periodo fa riferimento ad un altro precedente o successivo; tutto è in qualche modo reciprocamente intrecciato e uno dei modi per toccare la trama nascosta della vita è il collage, che combina cose apparentemente non correlate in modo che alla fine le interrelazioni e il loro vero significato emergano meglio di quanto possa fare una cronologia meccanica o un altro principio di successione temporale che sopprime la casualità. Almeno questa è la mia intenzione”.
Václav Havel è una persona che ha praticato il Discorso della Montagna in un significato che potremmo definire civile, che ha desiderato e desidera “la rivoluzione delle menti e dei cuori” e un “radicamento dell’ordine morale nell’infinito e nell’eterno”. Per tutto questo un vero Uomo è entrato al Castello di Praga, come Presidente della Repubblica, dopo il totalitarismo e la noia comunista.

Traduzione dal ceco di Ines Zlatohlavkova
Revisione di Angelo Bonaguro e Ferruccio Mazzariol
Note e postfazione di Angelo Bonaguro
VÁCLAV HAVEL è nato nel 1936 a Praga. Fin dagli anni Sessanta si è distinto nella dissidenza cecoslovacca al regime comunista, della quale divenne il leader per la sua straordinaria personalità. Ha dovuto subire alcuni anni di carcere per i suoi scritti e le sue idee, ma nel dicembre 1989 è diventato presidente della Cecoslovacchia, poi riconfermato nel luglio 1990; dopo la scissione del paese, è stato eletto due volte a presidente della Repubblica ceca, che ha guidato fino al 2003. Oltre che noto uomo politico, Havel è uno scrittore, un pensatore e soprattutto un drammaturgo di fama internazionale. Tra le sue opere ricordiamo: Moc bezmocných (Il potere dei senza potere), 1978; il delicatissimo libro Dopisy Olze (Lettere a Olga), 1982; Largo desolato, 1984; e Dálkový výslech (Interrogatorio a distanza), 1986.