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L'io spezzato e la domanda di assoluto - Volume II

Percorso di letteratura italiana ed europea dell’Ottocento e Novecento.
Volume II - Il Novecento

Versione
cartacea
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Tipologia
ISBN
9788852603099
Genere
Altri generi
Editore
Collana
Pagine
224
Formato
14x21
Anno
Note

«Dio non crea una brama o una speranza senza aver pronta una realtà che le esaudisca. La nostra brama è la nostra certezza, e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa» (K. Blixen).
Tre sono i fili dell’ordito che cuce in profondità l’approccio di Filippetti ad autori e testi.
Primo: l’autocoscienza divisa e mutilata di un io sradicato, déraciné, in balia del dualismo terra-cielo, noia-ideale, carnalità-spiritualismo etereo. Se l’io pirandellianamente si frantuma in centomila aspetti, non ne rimane niente. La perdita del centro di cui parla Hans Sedlmayr è anche perdita del volto, dell’identità.
Secondo: lo struggimento esistenziale, ovvero la domanda di assoluto, e l’evidenza che il dato reale è segno che rimanda più in là, più su, oltre: è ana-logia. Quale stupore quando questo sguardo sulla realtà viene a galla, come un fiume carsico, in brani di autori che la critica ha mummificato entro lo schema del calcinato nichilismo!
Terzo: i fatti e gli incontri che inducono autori agnostici o atei a fare i conti con l’esperienza cristiana, entro quel più grande alveo che Northrop Frye ha chiamato il grande codice: l’immaginario biblico. E, di nuovo, non mancheranno le sorprese…
«Dio non crea una brama o una speranza senza aver pronta una realtà che le esaudisca. La nostra brama è la nostra certezza, e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa» (K. Blixen).
Tre sono i fili dell’ordito che cuce in profondità l’approccio di Filippetti ad autori e testi.
Primo: l’autocoscienza divisa e mutilata di un io sradicato, déraciné, in balia del dualismo terra-cielo, noia-ideale, carnalità-spiritualismo etereo. Se l’io pirandellianamente si frantuma in centomila aspetti, non ne rimane niente. La perdita del centro di cui parla Hans Sedlmayr è anche perdita del volto, dell’identità.
Secondo: lo struggimento esistenziale, ovvero la domanda di assoluto, e l’evidenza che il dato reale è segno che rimanda più in là, più su, oltre: è ana-logia. Quale stupore quando questo sguardo sulla realtà viene a galla, come un fiume carsico, in brani di autori che la critica ha mummificato entro lo schema del calcinato nichilismo!
Terzo: i fatti e gli incontri che inducono autori agnostici o atei a fare i conti con l’esperienza cristiana, entro quel più grande alveo che Northrop Frye ha chiamato il grande codice: l’immaginario biblico. E, di nuovo, non mancheranno le sorprese…
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