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Cronache familiari

Versione
cartacea
€ 17,50
Disponibile
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Tipologia
ISBN
9788825031416
Genere
Altri generi
Pagine
248
Formato
15,5x21
Anno
Note
rilegato con copertina rigida e sovraccoperta
Tre figli, quattro gatti, un cane e un marito (poveruomo).
Cronache di una mamma giornalista, storie che normalmente non si scrivono sui giornali.
Un figlio, poi un altro, e una terza: nidiata prepotente e inarrestabile, gioie, scoperte, stupore, fatica.
Poi loro che crescono, e gatti che si presentano alla porta, e anche un bastardino. Tutti adottati.
Siamo una tribù metropolitana.
Ma che ne è di quei due ragazzi inesperti e spaventati che guardavano il primogenito come un piccolo alieno?
Diario diuna casa caotica e arruffata; però che avventura, una famiglia, e che passione e che allegria in vent'anni, in questa casa.

Prefazione di Ugo Sartorio

"Ricordo ancora come mi stupì il primo figlio, quando a due anni lo portai su una spiaggia: se ne restò un momento attonito davanti a quell'orizzonte infinito, poi si voltò e di slancio corse ad abbracciarmi felice, come se quel mare glielo avessi regalato io. E io meravigliata, ridendo: "Ma guarda che il mare, non sono stata io a farlo".
Eppure, non aveva forse ragione lui?
Certo, il mare non era opera mia. E però per mio figlio non sarebbe esistito quel mare, se io non l'avessi messo al mondo. In quell'abbraccio grato c'era una ragionevolezza profonda: la madre, agli occhi di un bambino, è l'origine, madre anche del mondo che va scoprendo. La gratitudine di quell'abbraccio, non è forse quella che noi dovremmo avere verso Dio? Sapienti, i bambini. Lo stesso figlio, di poco più grande, venne con me un mattino al Cimitero Monumentale.
Il Monumentale è una città di pietra, sontuose tombe di ricche famiglie gremite di una folla di statue: buoi e aratri, angeli e cannoni e cavalli e cavalieri.
Pietro ridente correva incontro curioso a quelle creature di marmo. Poi, quel silenzio lo colpì.
Chi erano, chiese, quelle persone nelle foto sulle lapidi? Gli dissi che erano uomini di tempi lontani, e che ora, lì sotto, dormivano. E lui, di rimando: "Dormono? E quando si svegliano?"
Come fosse ovvio, nei suoi tre anni, che non c'è sonno senza risveglio, che la notte non durerà per sempre. E quella volta, grata, ad abbracciarlo sono stata io. I figli ci regalano lo sguardo che noi abbiamo perduto. Per noi adulti, o vecchi, attraverso di loro il mondo ritorna alla limpidezza del principio".
Tre figli, quattro gatti, un cane e un marito (poveruomo).
Cronache di una mamma giornalista, storie che normalmente non si scrivono sui giornali.
Un figlio, poi un altro, e una terza: nidiata prepotente e inarrestabile, gioie, scoperte, stupore, fatica.
Poi loro che crescono, e gatti che si presentano alla porta, e anche un bastardino. Tutti adottati.
Siamo una tribù metropolitana.
Ma che ne è di quei due ragazzi inesperti e spaventati che guardavano il primogenito come un piccolo alieno?
Diario diuna casa caotica e arruffata; però che avventura, una famiglia, e che passione e che allegria in vent'anni, in questa casa.

Prefazione di Ugo Sartorio

"Ricordo ancora come mi stupì il primo figlio, quando a due anni lo portai su una spiaggia: se ne restò un momento attonito davanti a quell'orizzonte infinito, poi si voltò e di slancio corse ad abbracciarmi felice, come se quel mare glielo avessi regalato io. E io meravigliata, ridendo: "Ma guarda che il mare, non sono stata io a farlo".
Eppure, non aveva forse ragione lui?
Certo, il mare non era opera mia. E però per mio figlio non sarebbe esistito quel mare, se io non l'avessi messo al mondo. In quell'abbraccio grato c'era una ragionevolezza profonda: la madre, agli occhi di un bambino, è l'origine, madre anche del mondo che va scoprendo. La gratitudine di quell'abbraccio, non è forse quella che noi dovremmo avere verso Dio? Sapienti, i bambini. Lo stesso figlio, di poco più grande, venne con me un mattino al Cimitero Monumentale.
Il Monumentale è una città di pietra, sontuose tombe di ricche famiglie gremite di una folla di statue: buoi e aratri, angeli e cannoni e cavalli e cavalieri.
Pietro ridente correva incontro curioso a quelle creature di marmo. Poi, quel silenzio lo colpì.
Chi erano, chiese, quelle persone nelle foto sulle lapidi? Gli dissi che erano uomini di tempi lontani, e che ora, lì sotto, dormivano. E lui, di rimando: "Dormono? E quando si svegliano?"
Come fosse ovvio, nei suoi tre anni, che non c'è sonno senza risveglio, che la notte non durerà per sempre. E quella volta, grata, ad abbracciarlo sono stata io. I figli ci regalano lo sguardo che noi abbiamo perduto. Per noi adulti, o vecchi, attraverso di loro il mondo ritorna alla limpidezza del principio".
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