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Mi è stato padre

Lettera ai miei nipoti

Versione cartacea

Editore: ITACA
Pagine: 128
Genere: Testimonianza
ISBN: 9788852606939
Tipologia: Libro
Formato: 14x21
Collana:
Anno di edizione:
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Editore: ITACA
Pagine: 128
Genere: Testimonianza
ISBN: 9788852606939
Tipologia: Libro
Formato: 14x21
Collana: Telemaco
Anno di edizione: 2021

Marco de Petro è uno degli studenti che ha avuto don Luigi Giussani come insegnante di religione al Liceo Berchet di Milano e ha aderito fin dai primi anni all’esperienza di Gioventù Studentesca.
Dopo la morte dei genitori si è trasferito in Liguria dove ha collaborato con don Pino De Bernardis a creare e a sviluppare il movimento a Chiavari e in regione. Ha sempre mantenuto il rapporto con don Giussani e con il movimento seguendone il percorso da GS al Péguy fino a Comunione e Liberazione, attraversando la contestazione e gli “anni di piombo”. 
“Figlio” di don Giussani, come lui stesso si definisce, la sua esistenza, piena di tante attività svolte in ambito politico e sociale – è stato deputato al Parlamento, ha fatto il sindaco di Chiavari, ha collaborato con la Regione Lombardia – ha «un unico filo conduttore: il cammino dentro l’incontro iniziale fatto al Berchet e alla prima Varigotti del 1960». 
Con questa lettera vuole raccontarlo ai nipoti – e non solo – ai quali ritiene di non aver altro da dire veramente se non l’incontro decisivo fatto con il cristianesimo attraverso don Giussani e il movimento.

Prefazione di Giancarlo Cesana
Postfazione di Corrado Sanguineti

Marco Mazarino de Petro nasce nel novembre del 1943 a Montecchio Emilia (RE), nella casa dei nonni materni, in cui la mamma era provvisoriamente sfollata a causa dei bombardamenti che all’epoca colpivano ripetutamente Milano dove la famiglia risiedeva e dove Marco vive e cresce fin dalla prima infanzia.

Frequenta il ginnasio-liceo Berchet ed è lì che, tra il ’59 e il ’60, incontra don Luigi Giussani, suo insegnante di religione, e aderisce al movimento di Gioventù Studentesca.

Nel 1957 perde la mamma e nel 1958 il padre viene colpito da emorragia cerebrale, con conseguente paresi che gli impedisce di proseguire la professione di avvocato. Vivono insieme, accuditi da una domestica. Nel giugno del 1962 il padre muore e Marco resta da solo a Milano. Lo accompagnano, in questo difficile periodo, alcune importanti amicizie: Adriana Mascagni, Sante Bagnoli, Maretta Campi, Marina Molino, Paolo Volpara e Paolo Sciumè.

Verso la fine del 1963 lascia Milano e va a vivere a Montecchio, insieme alla zia Titta. Nel gennaio del 1965 si trasferisce con la zia definitivamente a Chiavari. Qui incontra don Pino De Bernardis e con lui collabora a realizzare l’esperienza del movimento a Chiavari, nei diversi centri del Tigullio, poi a Genova e in tutta la Liguria.

Continua ad avere rapporti stretti con don Giussani e con Milano, dove si reca più di una volta alla settimana sia perché iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, sia per partecipare agli incontri dei responsabili del movimento. Condivide il periodo del Centro culturale Péguy, contribuisce a dar vita a Chiavari al Centro One Way fino alla nascita di Comunione e Liberazione. Vive gli anni del Sessantotto e della contestazione nel confronto con la propria esperienza di fede e nell’impegno per una presenza cristiana nell’ambiente.

Nel 1975 comincia l’esperienza politica come consigliere comunale a Chiavari e capogruppo della DC. Nel 1976 viene eletto alla Camera dei Deputati e partecipa in prima persona ai difficili e drammatici eventi politici di quegli anni segnati dal terrorismo: la formazione del primo governo di “solidarietà nazionale”, quindi la preparazione del governo del “compromesso storico” interrotto dal rapimento e dall’assassinio dell’on. Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Agli inizi degli anni ’80 gli viene affidata la responsabilità dell’Ufficio Nazionale Formazione della DC in cui riattiva la Scuola di formazione politica di Rocca di Papa, ferma da alcuni anni, coinvolgendo molti giovani in una esperienza di preparazione non solo politica, ma anche culturale.

Nel 1983 diventa Sindaco di Chiavari, ricoprendo tale carica fino al 1989, anno in cui si dimette a causa di una larga indagine della Guardia di Finanza sollecitata da lettere anonime provenienti soprattutto dall’interno della DC. Rinviato a giudizio insieme ai suoi assessori e ad alcuni imprenditori, viene processato dopo alcuni anni: in quella sede è lo stesso pubblico ministero a chiederne l’assoluzione per “insussistenza” dei fatti contestati. Ma la storia politica di Chiavari era ormai stata cambiata.

Negli anni successivi svolge varie attività amministrative, imprenditoriali e di consulenza che lo portano ad avere relazioni con molti Paesi dell’Ovest e dell’Est del mondo. In qualità di consulente della Regione Lombardia per le relazioni internazionali, si occupa di iniziative umanitarie e di possibili collaborazioni con Paesi in grave crisi economica e sociale: Iraq, Cuba, Haiti, Libia.

Tutte queste attività sono state per Marco, almeno come tensione ideale, l’espressione e la continuazione del cammino cristiano iniziato nell’incontro con don Giussani e con il movimento. Quell’incontro, e ciò che esso ha generato, è stato la cosa più importante e decisiva della sua esistenza.
È questo ciò che Marco sente di avere da raccontare ai nipoti che gli chiedono della sua vita.