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Le mie letture

Versione
cartacea
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Tipologia
ISBN
9788817111348
Genere
Altri generi
Editore
Formato
13x20
Anno
Note
ristampa (I ediz. 1996)
Vengono qui riuniti in volume i testi di “letture” che don Giussani ha compiuto su autori a lui cari e che si sono rivelati determinanti per la sua formazione umana e spirituale. Un itinerario ricco e per certi versi imprevedibile, ove a esponenti della più schietta tradizione cattolica, come Claudel e Péguy, si affi ancano autori come Leopardi, Lagerkvist, Montale. Un contributo che mostra come uno spirito cristiano legge, nell’opera di alcuni “grandi”, la tensione alla ricerca del volto umano. Queste “letture”, nella loro apparente occasionalità, costituiscono un prezioso documento di come si formi la posizione di una coscienza cattolica nell’incontro e nel paragone, aperto e valorizzatore, con l’arte e la cultura.

«La verità di Leopardi non può essere una negazione, ma è in quel “Misterio eterno / dell’esser nostro”… Il genio, infatti, è sempre profeta, è così inesorabilmente espressore di ciò a cui l’uomo è destinato che il suo grido non può che confermare l’attesa per cui l’uomo è fatto».
Vengono qui riuniti in volume i testi di “letture” che don Giussani ha compiuto su autori a lui cari e che si sono rivelati determinanti per la sua formazione umana e spirituale. Un itinerario ricco e per certi versi imprevedibile, ove a esponenti della più schietta tradizione cattolica, come Claudel e Péguy, si affi ancano autori come Leopardi, Lagerkvist, Montale. Un contributo che mostra come uno spirito cristiano legge, nell’opera di alcuni “grandi”, la tensione alla ricerca del volto umano. Queste “letture”, nella loro apparente occasionalità, costituiscono un prezioso documento di come si formi la posizione di una coscienza cattolica nell’incontro e nel paragone, aperto e valorizzatore, con l’arte e la cultura.

«La verità di Leopardi non può essere una negazione, ma è in quel “Misterio eterno / dell’esser nostro”… Il genio, infatti, è sempre profeta, è così inesorabilmente espressore di ciò a cui l’uomo è destinato che il suo grido non può che confermare l’attesa per cui l’uomo è fatto».
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