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1914. L'anno che ha cambiato il mondo

Versione
cartacea
€ 22,00
Disponibile
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Tipologia
ISBN
9788867082377
Genere
Altri generi
Editore
Curatore
Gianluca Perrini
Pagine
340
Formato
14x20,5
Anno
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo studente nazionalista serbo Gavrilo Princip uccisero l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, innescando una serie di decisioni politiche e avvenimenti che condussero allo scoppio di una guerra su scala mondiale. Lo spaventoso bilancio di questo conflitto è tristemente noto: milioni di morti, un disastro economico e culturale e l’avvento dei regimi totalitari che hanno insanguinato il ’900.
Come è potuto accadere? Quali erano gli obiettivi e i pensieri dei protagonisti della scena politica di quel periodo? E quali furono le reazioni dei popoli all’annuncio di un conflitto imminente? Jean-Jacques Becker, analizzando con grande rigore gli avvenimenti del 1914, smentisce la teoria, da sempre accettata, secondo la quale la prima guerra mondiale sarebbe stato un evento in qualche misura «inevitabile». Attraverso l’analisi puntuale di un ricchissimo materiale storiografico (che comprende memorie e diari, scambi epistolari – per esempio quelli tra Guglielmo II e Nicola II –, periodici e pamphlet), l’autore ci offre una nuova chiave di lettura della vicenda. Attraverso le parole e le scelte di presidenti e imperatori, ambasciatori, intellettuali e leader politici di ogni livello, si dipana davanti ai nostri occhi l’intreccio quasi diabolico di ostinazione, ingenuità e inettitudine che incendiò l’Europa d’inizio secolo.
Nei primi mesi del 1914, tutti pensavano che la guerra non sarebbe durata più di qualche mese, e che non avrebbe oltrepassato i limiti di una contesa «locale» tra Austria-Ungheria e Serbia: un errore fatale, nel quale incapparono non solo eminenti capi di Stato (il viaggio in Russia di Poincaré e Viviani nei giorni dell’ultimatum austroungarico) ma anche le organizzazioni operaie, con la Seconda Internazionale incapace di sanare i dissidi tra socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi.
Becker segue l’evolversi della situazione mese per mese, ricostruendo con pazienza la dinamica dei fatti e indagando in maniera acuta le azioni di tutti i protagonisti della vicenda. Il risultato è un affresco complesso, innovativo e penetrante.
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, alcuni colpi di pistola sparati dallo studente nazionalista serbo Gavrilo Princip uccisero l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e sua moglie, innescando una serie di decisioni politiche e avvenimenti che condussero allo scoppio di una guerra su scala mondiale. Lo spaventoso bilancio di questo conflitto è tristemente noto: milioni di morti, un disastro economico e culturale e l’avvento dei regimi totalitari che hanno insanguinato il ’900.
Come è potuto accadere? Quali erano gli obiettivi e i pensieri dei protagonisti della scena politica di quel periodo? E quali furono le reazioni dei popoli all’annuncio di un conflitto imminente? Jean-Jacques Becker, analizzando con grande rigore gli avvenimenti del 1914, smentisce la teoria, da sempre accettata, secondo la quale la prima guerra mondiale sarebbe stato un evento in qualche misura «inevitabile». Attraverso l’analisi puntuale di un ricchissimo materiale storiografico (che comprende memorie e diari, scambi epistolari – per esempio quelli tra Guglielmo II e Nicola II –, periodici e pamphlet), l’autore ci offre una nuova chiave di lettura della vicenda. Attraverso le parole e le scelte di presidenti e imperatori, ambasciatori, intellettuali e leader politici di ogni livello, si dipana davanti ai nostri occhi l’intreccio quasi diabolico di ostinazione, ingenuità e inettitudine che incendiò l’Europa d’inizio secolo.
Nei primi mesi del 1914, tutti pensavano che la guerra non sarebbe durata più di qualche mese, e che non avrebbe oltrepassato i limiti di una contesa «locale» tra Austria-Ungheria e Serbia: un errore fatale, nel quale incapparono non solo eminenti capi di Stato (il viaggio in Russia di Poincaré e Viviani nei giorni dell’ultimatum austroungarico) ma anche le organizzazioni operaie, con la Seconda Internazionale incapace di sanare i dissidi tra socialisti francesi e socialdemocratici tedeschi.
Becker segue l’evolversi della situazione mese per mese, ricostruendo con pazienza la dinamica dei fatti e indagando in maniera acuta le azioni di tutti i protagonisti della vicenda. Il risultato è un affresco complesso, innovativo e penetrante.
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