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Deserto

Il romanzo di Mosè

Versione cartacea

Editore: MORCELLIANA
Genere: Letteratura mitteleuropea
Altri generi: Romanzo storico
ISBN: 9788837214913
Tipologia: Libro
Formato: 12,5 x 20
Anno di edizione:
Note: ESAURITO DA EDITORE
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Editore: MORCELLIANA
Genere: Letteratura mitteleuropea
Altri generi: Romanzo storico
ISBN: 9788837214913
Tipologia: Libro
Formato: 12,5 x 20
Anno di edizione: 2004
Note: ESAURITO DA EDITORE
La figura maestosa, torreggiante di Mosè, dalle pagine bibliche è trasmigrata più volte nella letteratura, ha sedotto pittori e scultori, attratti dal cammino della sua spiritualità. Sono proprio i percorsi talora lenti e perplessi, e i nodi critici di questo viaggio interiore, coniugato con l'evoluzione della religione stessa d'Israele, ad apparire, con profondità e naturalezza di rappresentazione, in questo romanzo dell'Autore dell'«Ombra del Padre». In parallelo, il deserto è teatro degli itinerari umanamente incomprensibili di Israele – popolo consacrato al culto di Jahvè, il «Dio geloso» dei padri – custode, nonostante le continue infedeltà, della promessa che gli ha assegnato la terra di Canaan: il deserto, che la «prima generazione» uscita dall'Egitto odia e rifiuta, e che la «seconda generazione» nutrita dal «cibo del cielo», dalla manna e dalle quaglie, non si risolve, pur continuando a detestarlo, ad abbandonare per affrontare la lotta con le popolazioni cananee.
In mezzo a una folla di personaggi, delineati con forza plastica – i capi delle tribù, alcuni dei quali vigorosi e ardenti guerrieri; Aronne, Eleazaro, il levita intransigente Finees, l'«integralista» Giosuè, i faraoni Tutmosi e Amenofi II, i prìncipi della Terra Promessa come Balak, l'indovino Balaam, selvaggiamente estatico, le donne cesellate con finezza, quali Noa e Uta, – si staglia Mosè, l'«amico di Dio»; in lui la religiosità ebraica rivela infine, attraverso tempeste di dubbio, una consonanza con la misericordia infinita di Jahvè, che prelude alla novità cristiana. Il romanzo riesce a mantenere il carattere d'una trama avvincente d'azione, balenante di colpi di scena, d'evidenza «cinematografica», su scenari dipinti con rapidi tocchi in accurate, efficaci ricostruzioni geografiche e storiche.

JAN DOBRACZYŃSKI (1910-1994) è nato a Varsavia, dove ha completato gli studi universitari. Il suo primo libro, Bernanos il romanziere, fu pubblicato nel 1937. Durante la guerra combatté come capitano di cavalleria finché rimase ferito. Negli anni che seguirono si dedicò ad attività politiche clandestine e alla redazione di due riviste sovversive. Fu catturato durante l'insurrezione di Varsavia e mandato a Belsen e in altri campi di concentramento. Quando fu liberato, nel 1945, ritornò in Polonia dedicandosi alla scrittura. Nel 1947 andò in Belgio, Francia e Italia: incontrò Papini, Ungaretti, Mauriac e Cesbron. Negli anni '80 fondò un movimento patriottico di ispirazione cristiana al fine di comporre le gravi tensioni sociali e politiche del suo paese. Fino all'ultimo giorno fu autore fecondo, nonostante la grave malattia agli occhi. La sua produzione letteraria e il gradimento dei suoi testi lo pongono ai primi posti tra gli autori contemporanei polacchi.
È autore di numerosi romanzi quasi costantemente ai vertici delle classifiche librarie, tradotti in 19 lingue.