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Breve storia del mio silenzio

Versione cartacea

Editore: MARSILIO
Pagine: 208
Genere: Narrativa e poesia
Altri generi: Biografie
ISBN: 9788829709212
Tipologia: Libro
Collana:
Anno di edizione:
Tag: Visti su "Tracce"
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Editore: MARSILIO
Pagine: 208
Genere: Narrativa e poesia
Altri generi: Biografie
ISBN: 9788829709212
Tipologia: Libro
Collana: Universale economica Feltrinelli
Anno di edizione: 2021
Tag: Visti su "Tracce"

Nella dozzina del Premio Strega 2020
Finalista del Premio Letterario Corrado Alvaro

«Lupo scrive un'autobiografia delicatamente fabulosa inquietata da un "silenzio" che è trauma infantile di afasia, e poi, nel tempo, insidia persistente di un "male delle parole"» – Salvatore Silvano Nigro

L'infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall'infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l'uso del linguaggio, da un giorno all'altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità. Breve storia del mio silenzio è il romanzo di un'infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all'insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista. Giuseppe Lupo – proseguendo, dopo Gli anni del nostro incanto, nell'«invenzione del vero» della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano – racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari e di un paese aperto a poeti e artisti, di una Basilicata che da rurale si trasforma in borghese, di una Milano fatta di luci e di libri, di un'Italia che si allontana dagli anni Sessanta e si avvia verso l'epilogo di un Novecento dominato dalla confusione mediatica. E soprattutto racconta, con amore ed esattezza, come un trauma infantile possa trasformarsi in vocazione e quanto le parole siano state la sua casa, anche quando non c'erano.