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Il profilo della ragionevolezza

Il distributismo, un'alternativa al capitalismo e al socialismo

Versione cartacea

A cura di: Federica Giardini (traduzione)
Editore: LINDAU
Genere: Politica
ISBN: 9788871809076
Tipologia: Libro
Formato: 12x24
Anno di edizione:
Note: brossurato con alette
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A cura di: Federica Giardini (traduzione)
Editore: LINDAU
Genere: Politica
ISBN: 9788871809076
Tipologia: Libro
Formato: 12x24
Anno di edizione: 2011
Note: brossurato con alette
Considerato da molti un vero e proprio manuale del Distributismo, Il profilo della ragionevolezza – pubblicato per la prima volta nel 1926 – è la risposta di Chesterton al fallimento del capitalismo e del socialismo, colpevoli della stessa impersonalità e disumanità. Anziché abbandonarsi a facili pessimismi, l’autore elabora con la consueta verve un’alternativa al vicolo cieco del progresso, perché «centinaia di episodi della storia umana dimostrano che le tendenze possono essere invertite, e che una pietra d’inciampo può diventare il punto di svolta». Rifacendosi alla dottrina sociale della Chiesa cattolica, propone quindi una ricetta quanto mai semplice e ragionevole: fare un passo indietro per poter andare avanti. Ma al di là delle soluzioni pratiche indicate in quest’opera – come fermare l’avanzata del monopolio favorendo i piccoli negozi o come spartire la proprietà delle macchine –, quella invocata da Chesterton è soprattutto la nascita di uno spirito nuovo: un poderoso sforzo della volontà umana per riappropriarsi del potere di indirizzare in qualche misura la propria esistenza. Il profilo della ragionevolezza è così in primo luogo un manifesto contro qualsiasi forma di determinismo (storico, economico, sociale) o comunque di rassegnata accettazione di ciò che sembra (ma non è) inevitabile, quanto mai attuale nel moderno scenario della globalizzazione.
GILBERT KEITH CHESTERTON (1874-1936) nasce a Londra da famiglia anglicana; comincia a scrivere sullo «Speaker» e sul «Daily News» (dove incontra lo scrittore cattolico Hilaire Belloc), affermandosi grazie alla straordinaria verve polemica, giornalista di gran classe, tra i più pungenti e i più letti. I primi bersagli polemici del giovane Chesterton sono la società industriale del tempo, col suo carico di pragmatismo e di relativismo, e la conseguente disumanizzazione dell’umano. Il ritorno al reale e la conversione definitiva alla Chiesa cattolica nel 1922 non fanno che dare compimento a questa visione antimaterialistica della vita.
La vastissima produzione del Chesterton – oltre cento volumi di saggistica, poesia, narrativa, agiografia e drammi – risente di una progressiva simpatia per la Chiesa di Roma. Un’attrazione che poco ha di irrazionale e di sentimentalistico, dato che per lo scrittore inglese la verità cattolica non è altro che il superamento delle antinomie, delle esigenze contrastanti, insomma di tutti quegli "ismi" – le ideologie – che pretendono di rinchiudere l’uomo in una interpretazione. Mentre il Cristianesimo, visto nella sua forma cattolica, rappresenta la totalità della verità, tutto il resto vive di quelle che lo scrittore chiamava spesso «verità cristiane impazzite».
La grandezza dell’opera di Chesterton sta tutta nell’aver capito – e mirabilmente aver fatto capire – che l’accettazione della verità cattolica non può risiedere soltanto in folgorazioni irrazionali, come certa corrente progressista ha sempre sostenuto e continua ancora oggi a sostenere, ma presuppone anche un cammino razionale, una messa a tema della ragioni «che ci hanno convinti ad entrare in Chiesa». Basta leggere una sola pagina di Chesterton per rendersi conto che, forse come nessun’altra, la sua riflessione riesce a dilatare la mente dell’uomo d’oggi, facendola approdare a dei lidi altrimenti difficilmente raggiungibili.