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La fattoria degli animali

Versione cartacea

Editore: MONDADORI
Pagine: 126
Genere: Romanzo
Altri generi: Letteratura inglese, Classici della letteratura
ISBN: 9788804667926
Tipologia: Libro
Formato: 12,2x19,2
Anno di edizione:
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Editore: MONDADORI
Pagine: 126
Genere: Romanzo
Altri generi: Letteratura inglese, Classici della letteratura
ISBN: 9788804667926
Tipologia: Libro
Formato: 12,2x19,2
Anno di edizione: 2016
Stanchi dei continui soprusi degli umani, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza. Ben presto, però, emergono tra loro i maiali, nuova classe di burocrati che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono in modo tirannico sugli animali più docili e semplici d'animo. L'acuta satira orwelliana contro il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un'energia stilistica che pongono La fattoria degli animali tra le opere più giustamente celebri della narrativa del Novecento.

«[...] Ho combattuto quattro mesi sul fronte aragonese nella milizia del POUM e sono stato ferito piuttosto seriamente, ma per fortuna senza conseguenze. [...] Quanto ho visto in Spagna e quanto ho visto da allora del funzionamento interno dei partiti politici di sinistra, mi hanno ispirato un orrore per la politica. [...] Per sentimento sono definitivamente di "sinistra", ma sono convinto che uno scrittore può rimanere onesto solo se si mantiene libero da etichette di partito. Gli scrittori che amo di più e di cui non mi stanco mai sono Shakespeare, Swift, Fielding, Dickens, Charles Reade, Samuel Butler, Zola, Flaubert, e, fra i moderni, James Joyce, T.S. Eliot e D.H. Lawrence. Ma penso che lo scrittore moderno che mi ha maggiormente influenzato sia Somerset Maugham, che ammiro immensamente per la sua capacità di raccontare una storia in modo diretto e senza fronzoli. Al di fuori del mio lavoro la cosa che amo di più è il giardinaggio, in particolare l'orticoltura. Mi piacciono la cucina e la birra inglesi, i vini rossi francesi, i vini bianchi spagnoli, il tè indiano, il tabacco forte, i fuochi di carbone, la luce di candela e le sedie comode. Non mi piacciono le grandi città, il rumore, le macchine, la radio, il cibo in scatola, il riscaldamento centrale, e i mobili "moderni". I gusti di mia moglie coincidono quasi perfettamente coi miei. La mia salute è malferma, ma non mi ha mai impedito di fare qualcosa che ho voluto fare, tranne, finora, combattere nella guerra attuale. Dovrei ricordare che, anche se questa descrizione che ho dato di me stesso è fedele, George Orwell non è il mio vero nome...» (Autoritratto dell'autore, aprile 1940)

George Orwell  (India 1903  - Londra 1950) si chiamava in realtà Eric Arthur Blair.