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I fratelli Karamazov

Versione
cartacea
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Tipologia
ISBN
9788817107952
Genere
Altri generi
Editore
Curatore
Pina Maiani, Laura Satta Boschian, Ettore Lo Gatto
Pagine
834
Formato
13x20
Anno

La colpa e l’espiazione, il rapporto con Dio, il tormento della libertà, l’impotenza di fronte alla sofferenza umana. Le vicende dei Fratelli Karamazov – l’ultimo, grande capolavoro scritto da Dostoevskij prima di morire – indagano tra le pieghe più oscure dell’animo umano, in costante tensione sul labile confine tra Bene e Male. Per dare voce ai dilemmi più profondi e radicali, Dostoevskij mette in scena il parricidio del vecchio e meschino Fëdor Karamazov: in seguito alla sua morte, i quattro figli diventano il centro di un dramma ancora oggi di sconcertante potenza, attraversato da riflessioni che penetrano gli insanabili contrasti dell’essere umano e trovano il loro apice nella leggenda del “Grande Inquisitore”, vetta indiscussa del pensiero politico e religioso dello scrittore russo. E il lettore non può che essere gettato nel vortice degli avvenimenti, inevitabilmente penetrato dalla dolente umanità di un’opera che ha la dignità del sacro.

Introduzione di Vittorino Andreoli

La colpa e l’espiazione, il rapporto con Dio, il tormento della libertà, l’impotenza di fronte alla sofferenza umana. Le vicende dei Fratelli Karamazov – l’ultimo, grande capolavoro scritto da Dostoevskij prima di morire – indagano tra le pieghe più oscure dell’animo umano, in costante tensione sul labile confine tra Bene e Male. Per dare voce ai dilemmi più profondi e radicali, Dostoevskij mette in scena il parricidio del vecchio e meschino Fëdor Karamazov: in seguito alla sua morte, i quattro figli diventano il centro di un dramma ancora oggi di sconcertante potenza, attraversato da riflessioni che penetrano gli insanabili contrasti dell’essere umano e trovano il loro apice nella leggenda del “Grande Inquisitore”, vetta indiscussa del pensiero politico e religioso dello scrittore russo. E il lettore non può che essere gettato nel vortice degli avvenimenti, inevitabilmente penetrato dalla dolente umanità di un’opera che ha la dignità del sacro.

Introduzione di Vittorino Andreoli

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