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Agostino INforma l'Occidente

Versione
cartacea
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Tipologia
ISBN
9788816407701
Genere
Altri generi
Editore
Curatore
Paolo Cevasco (traduzione dal tedesco)
Pagine
160
Formato
15x23
Anno
«La nuova vita di Agostino fra i moderni, da Descartes fino a Hegel, da Baader fino a Kierkegaard, passa attraverso gli sconvolgimenti del nostro presente per sfociare nel tempo escatologico della terza (ed ultima?) Europa: l’Europa dell’‘umanità’». Se è vero che ogni nostra domanda, e ogni nostro scacco, derivano da quelle tensioni che Agostino ha esperito sigillandole in formule precise e ricche di futuro, le parole con cui – nel 1933 – Erich Przywara apre questo agile saggio, in cui si cimenta in un’ambiziosa «resa dei conti» tra Agostino e la tradizione filosofica dell’Occidente, rappresentano sia il punto di irradiazione di un’analisi serrata e implacabile, sia l’indicazione di un metodo di pensiero.
Le opposizioni tra intellettualismo cartesiano ed hegeliano e tragicità dell’esistenza (come in Pascal e Kierkegaard) vengono articolate nelle incandescenti pagine di questo filosofo – ancora poco conosciuto in Italia – intorno a una concezione di tradizione che si scopre vivente, vale a dire sempre dentro l’urto provocato dall’incontro/scontro tra logos greco e linguaggio cristiano.
Un’incessante de-stabilizzazione o, se si vuole, de-costruzione di quella doppia radice su cui si è consumato il destino di antichi neoplatonismi o insospettabili manicheismi che – oggi – assumono le sembianze di Husserl o Heidegger e che Przywara, senza cedere a facili apologie, interroga con il rigore di una ragione allargata e capace di accogliere, facendosi guidare da John Henry Newman e Tommaso d’Aquino.
Una sintesi audace, in cui le antitesi agostiniane di corpo-anima, storia-eternità, verità di Dio-menzogna dell’uomo incurvatus su se stesso vengono riscoperte come il ritmo segreto di un pensiero che si converte a Cristo e si scopre per questo attraversato da un sovrappiù di senso. L’agostiniana antropologia del cor inquietum, al di là delle censure più o meno consapevoli che pure ne hanno segnato il cammino, viene mostrata da Przywara come effetto di un pensiero ancora capace di rilanciare un dialogo con la contemporaneità. Sicuramente un dialogo non immune da rischi, ma che, al contrario, proprio nel rischio di sé può ritrovare e verificare il senso profondo della sua verità,

Cura e postfazione di Paolo Cevasco
«La nuova vita di Agostino fra i moderni, da Descartes fino a Hegel, da Baader fino a Kierkegaard, passa attraverso gli sconvolgimenti del nostro presente per sfociare nel tempo escatologico della terza (ed ultima?) Europa: l’Europa dell’‘umanità’». Se è vero che ogni nostra domanda, e ogni nostro scacco, derivano da quelle tensioni che Agostino ha esperito sigillandole in formule precise e ricche di futuro, le parole con cui – nel 1933 – Erich Przywara apre questo agile saggio, in cui si cimenta in un’ambiziosa «resa dei conti» tra Agostino e la tradizione filosofica dell’Occidente, rappresentano sia il punto di irradiazione di un’analisi serrata e implacabile, sia l’indicazione di un metodo di pensiero.
Le opposizioni tra intellettualismo cartesiano ed hegeliano e tragicità dell’esistenza (come in Pascal e Kierkegaard) vengono articolate nelle incandescenti pagine di questo filosofo – ancora poco conosciuto in Italia – intorno a una concezione di tradizione che si scopre vivente, vale a dire sempre dentro l’urto provocato dall’incontro/scontro tra logos greco e linguaggio cristiano.
Un’incessante de-stabilizzazione o, se si vuole, de-costruzione di quella doppia radice su cui si è consumato il destino di antichi neoplatonismi o insospettabili manicheismi che – oggi – assumono le sembianze di Husserl o Heidegger e che Przywara, senza cedere a facili apologie, interroga con il rigore di una ragione allargata e capace di accogliere, facendosi guidare da John Henry Newman e Tommaso d’Aquino.
Una sintesi audace, in cui le antitesi agostiniane di corpo-anima, storia-eternità, verità di Dio-menzogna dell’uomo incurvatus su se stesso vengono riscoperte come il ritmo segreto di un pensiero che si converte a Cristo e si scopre per questo attraversato da un sovrappiù di senso. L’agostiniana antropologia del cor inquietum, al di là delle censure più o meno consapevoli che pure ne hanno segnato il cammino, viene mostrata da Przywara come effetto di un pensiero ancora capace di rilanciare un dialogo con la contemporaneità. Sicuramente un dialogo non immune da rischi, ma che, al contrario, proprio nel rischio di sé può ritrovare e verificare il senso profondo della sua verità,

Cura e postfazione di Paolo Cevasco
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