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Con gli occhi del nemico

Raccontare la pace in un paese in guerra

Versione
cartacea
€ 12,00
Disponibile
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Tipologia
ISBN
9788804570066
Genere
Altri generi
Editore
Curatore
Elena Loewenthal e Alessandra Shomroni (traduzioni)
Pagine
128
Formato
11,5x18,6
Anno
Note
rilegato con copertina rigida e sovraccoperta
Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico.
«Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori.»
I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare – come per miracolo – una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura.
Nei quattro brevi saggi che formano questo volume, due inediti e due apparsi come interventi sui maggiori quotidiani italiani, si legge una testimonianza di lancinante bellezza sul valore della letteratura e, insieme, una amara riflessione sulla situazione israeliana: nella tragedia concreta e attuale di due popoli in guerra, lo specchio delle difficoltà, che sono di ogni uomo e di ogni epoca, di trovare la via del dialogo, della comprensione, della pace.
Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico.
«Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori.»
I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare – come per miracolo – una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura.
Nei quattro brevi saggi che formano questo volume, due inediti e due apparsi come interventi sui maggiori quotidiani italiani, si legge una testimonianza di lancinante bellezza sul valore della letteratura e, insieme, una amara riflessione sulla situazione israeliana: nella tragedia concreta e attuale di due popoli in guerra, lo specchio delle difficoltà, che sono di ogni uomo e di ogni epoca, di trovare la via del dialogo, della comprensione, della pace.
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