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L'uomo nuovo

Tre racconti

Versione
cartacea
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Tipologia
ISBN
9788816530133
Genere
Editore
Curatore
Sergio Rapetti (traduzione dal russo)
Pagine
128
Formato
13x21
Anno
Dopo l’esordio nel 1962 con Una giornata di Ivan Denisovič e altri racconti che l’avrebbero reso famoso nel mondo, il grande scrittore e premio Nobel russo Aleksandr Solženicyn si è dedicato a romanzi e cicli narrativi sempre più imponenti. Completata questa fatica, decenni di ricerche e migliaia di pagine scritte, ha voluto tornare, negli anni 1992-1998, e sempre sulla rivista degli esordi «Novyj Mir», alla «forma breve» rivelatasi così congeniale e produttiva. I tre racconti qui pubblicati ci riportano negli anni Venti e Trenta del Novecento; i protagonisti sono i giovani sul cui entusiasmo e dedizione dovrebbe edificarsi il Mondo nuovo e l’Uomo nuovo preconizzati dalla Dottrina e dalla Propaganda.
Ma la vicenda del professore severo e dell’allievo negato per gli studi e però carrierista nel nuovo assetto politico-poliziesco, che riuscirà a indurre il docente a venir meno al suo dovere educativo, fino a farsi delatore dei colleghi e amici; o quella delle due Nasten’ka, che narra, per la prima, quanto sia distruttivo d’ogni valore il cieco conformismo cui ci si adatta per il quieto vivere e i vantaggi materiali, e per l’altra Nasten’ka, l’eroismo e l’abnegazione di un’insegnante di lettere che cerca invano di fecondare di contenuti morali ed eterni le nuove forme di vita e cultura: continuerà su questa strada anche se sa di essere votata alla sconfitta. E uno sconfitto senza speranza è il ragazzo contadino figlio di kulaki deportati che rivolge al «grande scrittore», dal campo di lavoro forzato dove sta morendo di fame, un grido d’aiuto. Lo scrittore di regime, «ingegnere di anime» senz’anima, si limita ad apprezzare della lettera la freschezza e novità della parlata popolare e si ripromette di utilizzarla quale «trovata linguistica» nel suo lavoro. Il motivo centrale dei racconti è il valore delle scelte che in momenti cruciali ogni uomo e donna concreti sono chiamati a compiere: esso non è mai irrilevante per la loro vita e ha importanza anche per la vita e il destino della propria comunità e del proprio Paese. L’esigenza di vivere secondo verità e coscienza, la sentano o meno i personaggi di questi racconti, è sempre presente anche se sottesa. I loro drammi - suggerisce in questi suoi ultimi «annali» il poderoso Cronachista del secolo russo - sono universali.
Dopo l’esordio nel 1962 con Una giornata di Ivan Denisovič e altri racconti che l’avrebbero reso famoso nel mondo, il grande scrittore e premio Nobel russo Aleksandr Solženicyn si è dedicato a romanzi e cicli narrativi sempre più imponenti. Completata questa fatica, decenni di ricerche e migliaia di pagine scritte, ha voluto tornare, negli anni 1992-1998, e sempre sulla rivista degli esordi «Novyj Mir», alla «forma breve» rivelatasi così congeniale e produttiva. I tre racconti qui pubblicati ci riportano negli anni Venti e Trenta del Novecento; i protagonisti sono i giovani sul cui entusiasmo e dedizione dovrebbe edificarsi il Mondo nuovo e l’Uomo nuovo preconizzati dalla Dottrina e dalla Propaganda.
Ma la vicenda del professore severo e dell’allievo negato per gli studi e però carrierista nel nuovo assetto politico-poliziesco, che riuscirà a indurre il docente a venir meno al suo dovere educativo, fino a farsi delatore dei colleghi e amici; o quella delle due Nasten’ka, che narra, per la prima, quanto sia distruttivo d’ogni valore il cieco conformismo cui ci si adatta per il quieto vivere e i vantaggi materiali, e per l’altra Nasten’ka, l’eroismo e l’abnegazione di un’insegnante di lettere che cerca invano di fecondare di contenuti morali ed eterni le nuove forme di vita e cultura: continuerà su questa strada anche se sa di essere votata alla sconfitta. E uno sconfitto senza speranza è il ragazzo contadino figlio di kulaki deportati che rivolge al «grande scrittore», dal campo di lavoro forzato dove sta morendo di fame, un grido d’aiuto. Lo scrittore di regime, «ingegnere di anime» senz’anima, si limita ad apprezzare della lettera la freschezza e novità della parlata popolare e si ripromette di utilizzarla quale «trovata linguistica» nel suo lavoro. Il motivo centrale dei racconti è il valore delle scelte che in momenti cruciali ogni uomo e donna concreti sono chiamati a compiere: esso non è mai irrilevante per la loro vita e ha importanza anche per la vita e il destino della propria comunità e del proprio Paese. L’esigenza di vivere secondo verità e coscienza, la sentano o meno i personaggi di questi racconti, è sempre presente anche se sottesa. I loro drammi - suggerisce in questi suoi ultimi «annali» il poderoso Cronachista del secolo russo - sono universali.
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