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«La bellezza ch'io vidi» (Paradiso XXX, 19)

La Divina Commedia e i mosaici di Ravenna

Versione
cartacea
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Disponibile
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Tipologia
ISBN
9788852605710
Genere
Altri generi
Editore
Collana
Curatore
Manuela Mambelli
Pagine
96
Formato
22x21
Anno
Note
edizione bilingue in italiano e inglese; illustrazioni a colori
Durante la sua permanenza a Ravenna il Sommo Poeta visitò certamente le splendide basiliche bizantine traendo ispirazione dai loro mosaici.
Fu Giovanni Pascoli a suggerire la rilevanza dell’arte di Ravenna come fonte ispiratrice dell’ultima cantica della Commedia.
Dante è un attento osservatore di ogni forma d’arte, disegnatore lui stesso e necessariamente sensibile rispetto a quel ricco repertorio di immagini fortemente evocative, che per lui ebbero la medesima influenza di una fonte scritta. A Ravenna il poeta esule non trovò soltanto un rifugio tranquillo. Nelle basiliche del V e VI secolo, che si elevavano ancora nobili e preziose, splendevano mosaici dal forte contenuto simbolico. Erano immagini concise e luminose, smaterializzate e prive di tutti quegli elementi sensuali che potevano in qualche maniera ostacolare l’espressione della trascendenza e della spiritualità.
Questa mostra aiuta a comprendere come quell’universo di simboli e trionfi, occultato dall’umile mattone dei monumenti di Ravenna, occupi un ruolo non episodico ma sostanziale nella Commedia come fonte ispiratrice di immagini sublimi dal Paradiso terrestre sino all’Empireo.

‘The beauty I saw …’ (Paradiso XXX, 19)
The Divine Comedy and Ravenna’s Mosaics

During his stay in Ravenna the Supreme Poet certainly visited the beautiful Byzantine basilicas drawing inspiration from their mosaics.
It was Giovanni Pascoli who suggested the importance of Ravenna’s art as the source of inspiration for the last canticle of the Comedy.
Dante is a careful observer of every art form, a draughtsman himself and necessarily sensitive to that rich repertoire of highly evocative images, which for him had the same influence as a written source. In Ravenna, the poet in exile found not only a quiet refuge. In the basilicas of the fifth and sixth centuries, which still stood noble and precious, there were mosaics with a strong symbolic content. They were concise and luminous images, dematerialized and devoid of all those sensual elements that could somehow hinder the expression of transcendence and spirituality.
This exhibition helps to understand how that universe of symbols and triumphs, hidden by the humble brick of Ravenna’s monuments, occupies a not episodic  but substantial role in the Comedy as an inspiring source of sublime images from the Earthly Paradise to the Empyrean.
Durante la sua permanenza a Ravenna il Sommo Poeta visitò certamente le splendide basiliche bizantine traendo ispirazione dai loro mosaici.
Fu Giovanni Pascoli a suggerire la rilevanza dell’arte di Ravenna come fonte ispiratrice dell’ultima cantica della Commedia.
Dante è un attento osservatore di ogni forma d’arte, disegnatore lui stesso e necessariamente sensibile rispetto a quel ricco repertorio di immagini fortemente evocative, che per lui ebbero la medesima influenza di una fonte scritta. A Ravenna il poeta esule non trovò soltanto un rifugio tranquillo. Nelle basiliche del V e VI secolo, che si elevavano ancora nobili e preziose, splendevano mosaici dal forte contenuto simbolico. Erano immagini concise e luminose, smaterializzate e prive di tutti quegli elementi sensuali che potevano in qualche maniera ostacolare l’espressione della trascendenza e della spiritualità.
Questa mostra aiuta a comprendere come quell’universo di simboli e trionfi, occultato dall’umile mattone dei monumenti di Ravenna, occupi un ruolo non episodico ma sostanziale nella Commedia come fonte ispiratrice di immagini sublimi dal Paradiso terrestre sino all’Empireo.

‘The beauty I saw …’ (Paradiso XXX, 19)
The Divine Comedy and Ravenna’s Mosaics

During his stay in Ravenna the Supreme Poet certainly visited the beautiful Byzantine basilicas drawing inspiration from their mosaics.
It was Giovanni Pascoli who suggested the importance of Ravenna’s art as the source of inspiration for the last canticle of the Comedy.
Dante is a careful observer of every art form, a draughtsman himself and necessarily sensitive to that rich repertoire of highly evocative images, which for him had the same influence as a written source. In Ravenna, the poet in exile found not only a quiet refuge. In the basilicas of the fifth and sixth centuries, which still stood noble and precious, there were mosaics with a strong symbolic content. They were concise and luminous images, dematerialized and devoid of all those sensual elements that could somehow hinder the expression of transcendence and spirituality.
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